Assistenza Medica

L’assistenza medica viene programmata in base alle singole necessità del paziente dai medici dell’associazione in collaborazione con il medico di medicina generale e con il medico ospedaliero di riferimento e prevede l’esecuzione di supporto trasfusionale, somministrazione di terapia orale ed endovenosa, applicazione di nutrizione parenterale e visite settimanali di controllo.

Il lavoro in equipe dei medici di A.I.L. con il medico di medicina generale e lo specialista ospedaliero permette di ottimizzare il percorso assistenziale, attraverso scelte condivise tra i vari operatori, con risparmio di tempo e risorse sia per il paziente e i suoi familiari che più in generale per l’intero Sistema Sanitario Nazionale.

L’assistenza infermieristica è svolta da infermieri professionali che, integrandosi con l’assistenza fornita dal servizio infermieristico della ASL, sulla base di un programma specifico concordato col medico specialista ospedaliero e col medico di medicina generale prevede fra l’altro, l’esecuzione di prelievi ematici con cadenza settimanale o  bisettimanale, infusioni endovenose, manutenzione di cateteri venosi centrali, posizionamento o sostituzione di cateteri vescicali.

Le Trasfusioni di Sangue e Emoderivati

La storia della trasfusione inizia nel 1600 con la scoperta della circolazione del sangue. Solo sette anni dopo fu tentata la prima trasfusione di sangue animale all’uomo, ma poi venne proibita per legge per gli insuccessi che derivarono. Solo con la scoperta dei gruppi sanguigni nel 1900 con Karl Landsteiner, inizia una nuova era della trasfusione e viene introdotto il concetto di compatibilità tra il donatore ed il ricevente. Nel primo decennio del 1900 viene inoltre scoperto che il sangue può essere raccolto e mantenuto a contatto con sostanze anticoagulanti per poi essere riutilizzato anche alcuni giorni dopo la raccolta. Questo trasforma la trasfusione da diretta tra donatore e ricevente (braccio-braccio) ad indiretta.

La trasfusione ha degli scopi principali che sono:
– correggere un deficit di un componente del sangue o di una frazione proteica.
– sostituire completamente il plasma o cellule anomale o il sangue.
– correggere uno squilibrio volemico.

Quali sono i diversi tipi di trasfusione?

a) la trasfusione di sangue in toto: si usa raramente solo nel caso in cui bisogna correggere rapidamente uno squilibrio volemico (perdita di sangue, etc) come se si ha uno shock emorragico. Si deve monitorizzare attentamente il paziente per il rischio di sovraccarichi volemici e si usa solo se la perdita emorragica è superiore al 20-25%.
b) Trasfusioni di eritrociti: trovano indicazioni nella correzione dell’anemia di qualsiasi natura, per elevare il tasso di emoglobina e per apportare ossigeno ai tessuti. In generale ogni trasfusione aumenta di 1 grammo l’emoglobina del paziente. Si usa come parametro per l’indicazione alla trasfusione, il valore dell’emoglobina che non deve essere al di sotto degli 8 gr/dl. Nel caso di un regime trasfusionale cronico, si deve tenere in considerazione la terapia ferrochelante (sottrazione di ferro all’organismo) per evitare l’accumulo di questo a livello dei vari organi. Nel caso di un emolisi autoimmune la trasfusione è indicata solo se l’anemia è molto grave (emoglobina inferiore a 4-5 gr/dl).
c) Trasfusione di eritrociti lavati: trova indicazione in quei pazienti che hanno una grave intolleranza ai componenti del plasma o nel caso dell’emoglobinuria parossistica notturna, perchè sottraendo plasma e lavando i globuli rossi, si allontanano anche le frazioni plasmatiche che fanno parte di un sistema complesso detto complemento che in questa malattia può causare crisi emolitiche.
d) Trasfusione di eritrociti concentrati: sono privi di globuli bianchi e piastrine e possono essere ottenuti per separazione in laboratorio o mediante filtri al letto del paziente. Trovano indicazione nei pazienti con anemie croniche o in quelli candidati ad un trapianto di midollo osseo, così da ridurre i rischi di una immunizzazione.
e) Trasfusione di piastrine: possono essere usate in maniera terapeutica se il paziente presenta emorragie cutanee o mucose ed è affetto da piastrinopenia o piastrinopatia o preventiva, se il livello delle piastrine del paziente è inferiore alle 20.000/mm3 ed il paziente è a rischio di emorragie. La quantità da trasfondere dipende dal peso del paziente e dalla resa che si vuole ottenere. Non sono necessarie prove di compatibilità e possono essere trasfuse quelle di singoli donatori ottenute per sedute di piastrinoaferesi o da donatori multipli.
f) Trasfusione di globuli bianchi: il donatore deve essere compatibile per il sistema ABO-RH e HLA e và ricercato tra i familiari del paziente. L’indicazione è quella di una grave sepsi non rispondente alle comuni terapie antibiotiche, in un soggetto in aplasia midollare che si ritiene non possa migliorare nelle prossime 48 ore.
g) Trasfusione di plasma: viene ottenuto fresco dalla separazione dei globuli rossi o da singolo donatore per plasmaferesi. Viene congelato a –20°C e trova indicazione nelle sindromi emorragiche con deficit di fattori multipli, come nelle gravi epatopatie o nelle coagulopatie da consumo, come nella sindrome di Moschowitz.

Il rischio trasfusionale

La trasfusione di sangue o di un suo componente può costituire un rischio per il ricevente. Si distinguono rischi immediati e tardivi: tra i primi si ricordano le reazioni immunologiche con emolisi grave, brivido e febbre, reazioni orticarioidi.
Tra le reazioni non immunologiche gravi si ricorda la contaminazione batterica e la conseguente sepsi che ne consegue.
Tra gli effetti ritardati vi sono ugualmente fenomeni immunologici (la trasfusione si deve considerare da un punto di vista immunologico, come un trapianto di midollo) e non immunologici. I primi creano un’emolisi o una immunizzazione verso alcuni componenti del sangue del donatore, mentre tra i secondi si deve ricordare sempre la possibilità che la trasfusione sia il veicolo di trasmissione di malattie virali con il rischio di contagio per l’epatite, la sindrome da immunodeficienza acquisita o altre malattie virali come il citomegalovirus. Per via delle trasfusioni ripetute si può instaurare una situazione di emosiderosi secondaria, cioè un accumulo di ferro in alcuni organi, come il cuore, il fegato ed il pancreas.

Per quanto riguarda il contagio delle malattie virali, bisogna ricordare che la sicurezza dei Centri Trasfusionali mira proprio ad evitare che vi siano infezioni.
Per ovviare a questo vi sono delle linee guida che prevedono:
-una accurata selezione del donatore occasionale
-la creazione di un gruppo di donatori periodici
-l’esecuzione di test sierologici molto sensibili mirati alla ricerca dell’epatite B, C, sifilide, CMV e HIV su ogni singola donazione.